Più stiamo male dentro, più ci ammaliamo fuori: la malattia è un conflitto tra anima e corpo

Più stiamo male dentro, più ci ammaliamo fuori: la malattia è un conflitto tra anima e corpo

C’è un legame tra il dolore interno, intimo, legato ai sentimenti, e un dolore fisico, legato al corpo? Fino a qualche decennio fa qualsiasi scienziato che volesse fregiarsi di questo titolo avrebbe risposto con un secco no.
Avrebbe aggiunto che un conto è la materia – il corpo, appunto – e un altro la mente, lo spirito, l’anima.

Non è sempre stato così e non lo è tuttora presso molte culture.

 

Corpo e Anima in Occidente

In Occidente, alcuni studiosi hanno provato a disvelare il legame che tiene unito l’interiorità che non si vede con l’esteriorità visibile della materia. Ci hanno provato per primi i filosofi dell’antica Grecia. Eraclito su tutti con il suo “Panta rei”, Tutto scorre. Tutte le cose cioè sono legate, mutano forma e si integrano l’un l’altra.

Nel 1600, un altro filosofo eccentrico, Baruch Spinoza, di formazione ebraica, ha provato a far passare un messaggio molto semplice, ma allo stesso tempo complesso per gli standard della sua epoca, ovvero: Deus sive Natura, Dio ovvero la Natura. Dio è la Natura, la Natura è Dio. Sono la stessa cosa. Non c’è separazione tra i due. Non finì bene per Spinoza: subì una scomunica da parte della sua comunità e morì giovane e in povertà.

Nel secolo scorso un medico, partendo da un altro orizzonte, ha provato a riprendere questa tematica. Il dottore era Carl Gustav Jung, allievo di Freud e psicologo di spessore. Nonostante questo, anche lui è stato messo da parte per lungo tempo e solo oggi, grazie a una maggiore apertura mentale, a una maggiore volontà di ampliare i propri orizzonti, lo si sta riscoprendo. Lo si sta studiando e comparando con le discipline (massoterapiche, religiose, psicologiche e meditative) dell’Oriente.

L’Oriente. Sempre lui. Áncora di salvezza di un’Occidente testardo, che ciecamente, pur se con grandi risultati, tira dritto per la sua strada, apparentemente senza ostacoli, se non poi arrestare di fronte a quei limiti che non ha mai considerato o che mai ha tenuto davvero in conto. Lo stress, le nevrosi, i tic, i conflitti interni alla nostra coscienza. Tutte queste cose vengono somatizzate, ovvero assorbite, proprio dal nostro corpo. Perché non ne siamo coscienti/consapevoli. E invece di farle emergere, cerchiamo di non vederle, di ricacciarle nel subconscio (o inconscio), o, peggio, come polvere, nasconderle sotto il tappeto.

È davvero così. Oggi lo scienziato preso ad esempio qualche riga più su sarebbe molto più cauto nella sua risposta. Non sottovaluterebbe affatto la nostra condizione interiore nei casi, per fare solo qualche esempio, di mal di testa, mal di schiena, gastriti e altre malattie.

In molti ambiti di studio infatti arrivano conferme sempre più numerose: la malattie possono derivare da conflitti della nostra interiorità. Le malattie possono essere descritte come l’apparire esteriore di un malessere dell’anima.

 

Cosa intendiamo quando diciamo Anima?

La parola ‘anima’, lo diciamo per sgomberare il campo da qualunque incomprensione, va intesa in senso lato. Con essa non vogliamo rimanere vincolati ad una dimensione religiosa. Potremmo sostituirla con il termine più generico come spirito, oppure con il più occidentale psiche.

Entrambi i termini però eccederebbero troppo verso un senso, piuttosto che verso l’altro, e sarebbero parimenti carenti di qualcosa. Anima, se intesa appunto in un senso più ampio, rende bene l’idea di tutto ciò che rientra nella categoria dell’interiorità. I sentimenti, i processi mentali di elaborazione dell’esperienza, le energie sottili presenti nel nostro corpo, ma non immediatamente visibili, seppur percepibili.

Come nell’Induismo, intendiamo con anima l’aspetto più puro e sottile dell’esistenza umana. Un principio vitale che vivifica la totalità dell’esistente.

Le varie articolazioni del pensiero indiano e orientale in generale considerano l’ego, cioè l’io separato dal tutto, la mente separata dal corpo e la separazione tra tutte le cose che esistono, come un’illusione, la quale è fonte di sofferenza che si auto alimenta.

Il conflitto Anima – Corpo nella prospettiva orientale

Tiziano Terzani, il giornalista e guru (ma non amava essere chiamato in questo modo) che ha vissuto in Asia, tra Cina, India, Giappone e Thailandia, per moltissimi anni, sosteneva – nel suo libro “Un indovino mi disse” – che la cultura cinese fosse solo in apparenza astratta, e che invece fosse una cultura caratterizzata da una forte concretezza.

Aveva ragione. La cultura cinese, fin dall’antichità, si è sempre contraddistinta per una visione diversa della realtà, diversa in particolare dalla nostra, per la quale esiste il mondo (inteso come tutte le cose che esistono) e poi, staccato, da un’altra parte, altrove, c’è eventualmente l’anima, Dio, il paradiso, il miracolo.

In Cina no. In Cina tutto è alla portata di tutti.

Non c’è una netta distinzione. Neppure tra le discipline. Lao Tze e Confucio, pur essendo un mistico il primo e un filosofo politico il secondo, hanno dato il loro enorme contributo anche nel campo della medicina.

La medicina tradizionale cinese ritiene che tutto si influenza reciprocamente. Questa è l’idea di base di una medicina che si reputa olistica. Di una medicina cioè che, proprio partendo dal significato di olismo, reputa il Tutto maggiore della mera somma delle parti di cui è composto.

Secondo la medicina tradizionale cinese (mtc) tutte le malattie e le sofferenze fisiche sono di origine interna e nascono dallo squilibrio delle emozioni che provocano uno scorrere alterato dell’energia interna al corpo.
Il Taoismo, la cui filosofia è alla base della mtc, individua cinque emozioni primarie. Queste cinque emozioni sono collegate ad altrettanti organi. La gioia al Cuore, la collera al Fegato, la paura al Rene, la tristezza ai Polmoni, il pensiero ansioso alla Milza.

Quando si crea uno squilibrio in quelle emozioni si ha di riflesso il sorgere di un malessere o di una vera e propria malattia.

Questa prospettiva, come è facilmente intuibile, è rivoluzionaria e getta nuova luce sul concetto stesso di “malattia”. La malattia non è più un nemico, piuttosto un alleato.
Il suo sorgere, infatti, è il sintomo di un equilibrio perduto (a livello emozionale, psichico, energetico, insomma, animico). La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima, ed è allo stesso modo il principale indicatore della strada da seguire per riconquistare benessere ed equilibrio.

Ma vediamo insieme degli esempi. Quando manca il calore affettivo, basta uno spiffero freddo e subito ci becchiamo un raffreddore. Forti mali di schiena suggeriscono che si sta subendo un dolore. Quando non si sopporta una persona non la si digerisce, insorgono così problemi di acidità allo stomaco, o addirittura le coliche se alla mal sopportazione si lega anche la rabbia accumulata.

E ancora: il diabete è legato ad una forte solitudine. Il cancro divora come l’odio. Il corpo ingrassa quando si è insoddisfatti. Dubbi e ansie portano via il sonno causando insonnia. Il nervosismo aumenta i respiri, come ti mancasse l’aria. La pressione sale quando si resta imprigionati nella paura.

 

Conclusioni

La malattia non è cattiva. Essa ci avvisa che abbiamo deviato dal giusto cammino. In questi casi, la mtc suggerisce si concentrarsi su se stessi e di porsi in ascolto del proprio sé più profondo. Ascoltare la propria anima, la propria interiorità, che non vuol dire altro che ascoltare quello che è meglio per il nostro corpo e quindi per il nostro benessere, inteso nella sua totalità.

A tal proposito vale la pensa prendere in considerazione la possibilità di affrontare un percorso legato anche alla spiritualità, magari attraverso l’apprendimento di tecniche meditative che permettano di sciogliere i nodi interni dell’anima e così riguadagnare una maggiore salute.

Ascoltare il proprio corpo ed imparare a guarire con la propria anima è la migliore cura possibile.

“Ma come – potrebbe obiettare qualcuno – e gli innumerevoli progressi della medicina occidentale, sono da accantonare?”

Noi rispondiamo con decisione: “No!”.
E ribadiamo ancora con forza questo no.
A chiare lettere diciamo che la medicina occidentale non va abbandonata. Essa è importantissima e ci permette di guarire in maniera veloce ed efficace.

Ciò su cui ci preme porre l’attenzione è una visione della realtà più ampia, che integri le sue parti, che favorisca l’unione e la collaborazione di più scuole di pensiero e discipline. Che non incentivi la competizione e la sterile opposizione.

Non riteniamo che le cause siano tutte e solo di matrice spirituale. Sarebbe folle.
Vogliamo solo sottolineare come esiste qualcosa di più.

Ci sono forze che operano in sinergia. Interazioni che creano nuove possibilità e offrono a noi nuove vie per il ristabilimento o il raggiungimento del vero e proprio benessere.
Fisico, mentale e animico-spiritale.

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